L'associazione

Il Telefono Donna di Como è un’associazione femminile di volontariato.
Dal 1991 costituisce un luogo di ascolto e di incontro per le donne che subiscono violenze e maltrattamenti nella famiglia o in altri contesti; è un luogo di opportunità per uscire dal disagio.

Questi vent’anni, intensi e coinvolgenti, sono stati tempo di riconferma della scelta iniziale nella sua essenzialità, ma anche un periodo di cambiamenti, sia all’interno dell’associazione che nel suo rapporto con il territorio.
L’ingresso di nuove socie, la collaborazione con consulenti esterne, l’aumento del numero delle donne che si rivolgono all’associazione, la realizzazione di nuove progettualità (dall’apertura della casa di accoglienza all’attivazione di gruppi di auto-mutuo aiuto) e il rafforzamento dello scambio e dell’integrazione con enti ed istituzioni del territorio sono stati un’occasione costante per interrogarci sulla nostra identità, per coniugare riflessioni e valori da cui siamo partite con punti di vista e prospettive nuove.
Quanto segue è la descrizione della nostra identità oggi, aperta al cambiamento, come è stato in questi anni, ma anche ferma su alcuni valori che riteniamo fondanti il nostro agire.

Uno di questi è legato alla definizione che diamo della violenza sulle donne chiamandola “violenza di genere”, in quanto inscritta e originata all’interno della specificità del rapporto fra uomo e donna. Violenza che si esplica nelle sue diverse forme (fisica, psicologica, sessuale, economica e stalking) come la volontà di esercitare potere e dominio dell’uomo sulla donna. In quanto tale la violenza è un abuso non tollerabile, che non deve essere scambiato con il conflitto: il maltrattamento in famiglia non è un conflitto familiare.

Negli anni abbiamo visto gradualmente aumentare la sensibilità sociale e la volontà, anche istituzionale, di contrastare la violenza di genere con interventi e modalità differenti, in relazione ovviamente anche a finalità e ruoli peculiari dei diversi soggetti.
Telefono Donna ha scelto di farlo:

  1. creando un luogo di donne per le donne
    Telefono Donna vuole essere, innanzitutto, un luogo di donne, un luogo di donne per le donne che non vogliono più farsi maltrattare. Un luogo di incontro, di relazione e di scambio, che offre alla donna in difficoltà lo spazio per ripensarsi, l’occasione per riconoscere i propri riferimenti valoriali, per rielaborare i propri vissuti, per sottrarsi alla violenza di cui è oggetto e all’inadeguatezza di cui, suo malgrado, è diventata portatrice. Un luogo dove, anche attraverso progetti e percorsi concreti, trasformare un’immagine di sé di debolezza in un’immagine di forza e consapevolezza.
    Le Donne che si rivolgono alla nostra associazione si servono inevitabilmente della parola, a partire dal racconto della propria storia, che inizia nella telefonata e poi prosegue nei colloqui. La parola è alla base della relazione e viene quindi valorizzata: il dire, in tutte le sue sfumature, diventa più importante del fare. Ed è quindi attraverso il dialogo che si sviluppa quella relazione fra donne che riteniamo alla base della nostra attività.
    Nel ritrovare la propria identità e dignità, la donna riacquista per sé l’integrità di valori autenticamente legati al suo essere donna e li restituisce al mondo sia nella sfera privata, sia nella sfera pubblica.

  2. mettendosi in rete ed agendo in collaborazione con gli enti del territorio
    In particolare negli ultimi anni, con la stesura e l’applicazione di un Protocollo provinciale interistituzionale, che ci ha visto protagoniste, abbiamo rafforzato la collaborazione con altri enti del territorio (forze dell’ordine, ospedali, asl, servizi sociali, altre associazioni…), in quanto convinte della necessità, ma anche del valore aggiunto che la collaborazione rappresenta per la riuscita dei percorsi delle donne. Continuiamo a sperimentare la ricchezza dello scambio e del confronto di saperi, anche nella differenza di ruoli e, a volte, di punti di vista.

  3. promuovendo sensibilizzazione e cambiamento culturale.
    Riteniamo che il cambiamento più importante non possa essere che di natura culturale e di sensibilizzazione. Proporre stimoli di riflessione e occasioni di confronto sui ruoli di genere, sul rispetto delle differenze, sul concetto di amore di sé e dell’altro, sulle origini del maltrattamento, sia imprescindibile da qualsiasi intervento di contrasto alla violenza di genere. Rispetto a questo, valutiamo centrali e sosteniamo le azioni di carattere preventivo che coinvolgono ragazzi e ragazze in incontri e attività laboratoriali nelle scuole.
    Vorremmo, infine, in futuro poter sempre più promuovere cambiamentoculturale, all’esterno dell’associazione, con i tanti uomini non violenti e con quelli fra questi che iniziano ad interrogarsi sulla propria identità di genere e sul ruolo che possono assumere, in quanto uomini, nel contrastare la violenza sulle donne.

 

I tre aspetti appena descritti sono legati ad un concetto che sta alla base del nostro agire, quello di cambiamento, prima di tutto come idea e poi come ricerca e costruzione di fatti, di situazioni nuove.
Spieghiamo cosa intendiamo per cambiamento, a partire da quello della donna che si rivolge a noi: cambia il suo punto di vista sul proprio problema, attraverso il riconoscimento del disagio, da parte nostra e da parte sua, e della possibilità di dare inizio ad un processo di cambiamento; cambia anche il modo di pensare a se stessa, attraverso il racconto della propria storia, l’analisi delle risorse e la ricerca dei punti di forza all’interno delle relazioni, magari già esistenti, con altre donne; cambia perciò il modo di pensare il proprio futuro, di percepirsi come soggetto avente dei diritti, a partire da una propria autonomia e dal principio dell’inviolabilità del proprio corpo. È un percorso di autoconsapevolezza non facile, spesso lungo, ma irrinunciabile.
Da questo livello del cambiamento (individuale) deriva l’altro livello, quello del cambiamento culturale, di mentalità. La relazione con operatori e operatrici di altri enti così come l’incontro con cittadini e cittadine possono portare un cambiamento nelle cornici culturali di riferimento, nelle relazioni fra generi e nella percezione stessa della violenza e portare gradualmente alla costruzione di uno spazio, reale o simbolico, di nuovi valori condivisi.
La centratura sul cambiamento ci fa dire che il nostro agire è anche e soprattutto politico, inteso nel senso pieno del termine, nel senso cioè dell’immaginare e dell’agire un cambiamento sociale, nello specifico indirizzato all’affermazione di una cultura di genere basata sul rispetto reciproco e sulla piena possibilità per ciascuno e ciascuna di realizzare, nella libertà e nella responsabilità personale, il proprio essere uomo o donna.